
Fitopolis, la città vivente
Da troppo tempo ci siamo posti al di fuori della natura, dimenticandoci che rispondiamo agli stessi fondamentali fattori che controllano l’espansione delle altre specie. Abbiamo concepito il luogo dove viviamo come qualcosa di separato dal resto della natura, contro la natura. Ecco perché da come immagineremo le nostre città nei prossimi anni dipenderà una parte consistente delle nostre possibilità di sopravvivenza.

Panchine
La panchina è un luogo di sosta, un’utopia realizzata. È l’ultimo simbolo di qualcosa che non si compra, di un modo gratuito di trascorrere il tempo e di mostrarsi in pubblico, di abitare la città e lo spazio. È il margine sopraelevato della realtà, il posto ideale per osservare quello che accade, la gente che si muove, che vive, l’autobus che passa, i piccioni, le nuvole sopra la testa.

L’Antropocene inconscio
Immaginiamo il mondo dopo di noi, il mondo che ha superato il punto di non ritorno, dopo che la desertificazione, le estinzioni di massa, le inondazioni e le grandi inondazioni hanno cambiato per sempre il volto del pianeta, distruggendo l’uomo e il suo sviluppo; se riuscissimo a immaginare questo mondo del futuro, potremmo allora chiederci quali sono le testimonianze che abbiamo lasciato, noi uomini contemporanei dell’Antropocene: quali storie hanno dipinto la crisi ambientale, sociale e mondiale in atto? Quali storie più di tutte hanno esorcizzato e rappresentato le perturbazioni e le stranezze del nostro tempo?

Manifesto del Terzo Paesaggio
Manifesto del Terzo paesaggio è il primo libro tradotto in italiano di uno tra i più noti paesaggisti europei. Con l’espressione “Terzo paesaggio”, Gilles Clément indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico…